La grande differenza tra studiare e imparare: le due cose che non ti hanno mai detto sulla nostra scuola

In questo articolo spiegherò quali sono le criticità della nostra scuola o meglio del nostro “sistema educativo”. E perché è importante che tutti, gli adulti ed i giovani in particolare, trovino subito altri metodi e stimoli per imparare, che siano integrativi a quelli offerti delle nostre scuole e università.

“La mia educazione procedeva benissimo, finché dovetti interromperla per andare a scuola.”

La differenza tra educazione ed istruzione.

Educazione deriva dal latino educere, che significa tirare fuori. Tirare fuori cosa? Io direi le potenzialità e le capacità di una persona.

Già questo dovrebbe indurci una domanda: le nostre scuole ed università ci invitano a tirare fuori le nostre potenzialità o piuttosto si impegnano a fondo a trasferirci nozioni e contenuti? La risposta è la seconda. Infatti anche a livello istituzionale, in Italia si parla di “sistema di istruzione”, non di “sistema educativo”, come avviene invece in molte altre parti del mondo occidentale.

Approfondendo su Wikipedia: La parola educazione è spesso ritenuta complementare di insegnamento o istruzione anche se quest’ultima voce tende ad indicare metodologie più spiccatamente “trasmissive” dei saperi. Tuttavia, sebbene le strategie istruzionali possano essere parte di un percorso educativo, il significato di educazione è più ampio e mirante ad estrapolare e potenziare anche qualità e competenze inespresse.

Giusto per completare il quadro, ecco anche la definizione di istruzione di Wikipedia: Per istruzione si intende “l’opera svolta per istruire attraverso l’insegnamento e il risultato o frutto di tale attività”, cioè “apprendere una serie di nozioni relative sia a una materia o a un’arte, sia all’esercizio di una particolare attività”. Nel senso più generico fa riferimento all’aspetto più scolastico dell’insegnamento. Può essere pubblica o privata.

Quindi possiamo dire che le nostre scuole assolvono bene al compito di “istruire”, “addestrare”, forse meno a quello di “formare”, meno ancora a quello di “educare”.

Questo è un vero peccato, perché proprio oggi, che gli individui hanno bisogno di poter contare sulle proprie potenzialità e di esprimerle, nessuno li prepara a farlo.

Quindi con sistema educativo intendo l’insieme delle “scuole” impegnate ad accompagnare, istruire e formare un bambino dall’infanzia al suo ingresso nel mondo adulto. In Italia le possiamo classificare come segue (fra parentesi la vecchia denominazione, che i nostri burocrati hanno ben pensato di complicare, lasciando invariata la sostanza):

  1. Scuola materna (asilo)
  2. Scuola primaria (elementare)
  3. Scuola secondaria di primo grado (medie)
  4. Scuola secondaria di secondo grado (superiori)
  5. Università

Primo elemento: il sistema educativo occidentale risale a 100 anni fa.

Il nostro sistema educativo è nato ai primi del 1900. Questo significa che è stato ideato e progettato in funzione dell’epoca industriale. Per me è un fossile del pleistocene, la prima delle epoche del quaternario.

Oggi siamo nel 2017 ma impariamo ancora secondo le logiche pensate tanto tempo fa per altri scopi. Quali erano gli scopi dell’educazione nell’epoca industriale?

Allora l’obiettivo era quello di preparare persone che potessero essere al servizio di una economia manifatturiera che ora non esiste più.

Certo, a voler essere benevoli, c’era anche un nobile obiettivo di sviluppo ed emancipazione sociale di milioni di persone dalla povertà per condurle verso il benessere.

Ma in sostanza queste persone dovevano rispondere a degli ordini e assolvere a dei compiti molto precisi, semplici e standardizzati, quelli tipici dell’industria raccontata da Charlie Chaplin nel film Tempi moderni del 1936.

Se ci pensiamo bene anche la stessa architettura delle nostre scuole e Università ricorda più una caserma o un ospedale piuttosto che un luogo di incontro e pensiero: un lungo corridoio al centro con le camerate ai lati! Il luogo adatto dove impartire istruzioni, dettami. E dare ordini.

L’obiettivo non era creare una comunità che si ponesse delle domande e risolvesse problemi o creasse proposte, ma semplicemente creare delle persone che rispondessero agli ordini di qualcun’altro.

C’era molta domanda di lavoro da parte dell’industria e di una economia che cresceva. Oggi invece c’è molta offerta di lavoro da parte di molte persone: le cose si sono ribaltate!

Secondo elemento: il sistema educativo non è più cambiato.

E’ un sistema nozionistico che richiede tantissimi anni di impegno per portare dei risultati che non sono quelli che ci permettono di stare oggi al mondo.

La scuola ci insegna ad affrontare problemi che hanno già la soluzione. Però la vita reale non funziona così. I problemi non sono scritti. E non hanno la soluzione in fondo al libro.

I problemi devi risolverli. O meglio ancora anticiparli. Andare a cercarli prima che si manifestino.

Dalla riforma della scuola alla rifondazione della scuola.

Certo ci sono state varie riforme della scuola ma servirebbe forse una rifondazione della scuola. Cosa intendo dire?

Intendo dire che quella macchina che è stata progettata con le tecnologie di 100 anni fa per viaggiare su una strada sterrata oggi non possiamo farla volare semplicemente appiccicandogli due ali, facendogli una revisione al motore e dandogli una spruzzata di vernice alla carrozzeria.

La scuola di oggi è fatta da persone in gran parte straordinarie che fanno del loro meglio, ma forse si muove come quella macchina vecchia e non risponde più alle esigenze attuali. Oggi abbiamo bisogno si un aeroplano agile.

Come integrare la propria formazione: due aree specifiche.

Come fare allora?  Il sistema educativo è vecchio, e non si può cambiare dalla mattina alla sera. Penso sia impossibile da fare, ci sono troppi freni, lacci e lacciuoli, troppa paura di cambiare e forse anche poche idee su come fare.

Però è possibile integrarlo. Ciascuno di noi può integrarlo con esperienze e modelli educativi nuovi. Per esempio può integrare l’apprendimento tecnico teorico con l’apprendimento di capacità in due altre aree:

  1. Area soft skills: capacità di relazionarsi con altri, gestire il proprio tempo, ascoltare, cogliere segnali del contesto, gestire il tempo;
  2. Area quella del proprio orientamento personale, area dedicata a quello che sono le proprie attitudini capacità, passioni, talenti, interessi, orientamenti.

Tutto questo come si po’ fare? la bella notizia è che non servono molti investimenti, ci sono tecnologie formative che permettono di imparare in maniera molto approfondita. E soprattutto in poco tempo.

Attraverso questi strumenti, per esempio modelli formativi di tipo esperienziale secondo il ciclo di Kolb è possibile incominciare a capire di cosa stiamo parlando e fare un punto della situazione su se stessi.

“Devi sapere dove sei, per andare dove vuoi”, dico sempre ai partecipanti al JobTrainer.

In un prossimo articolo spiegherò le cose pratiche da fare subito per trovare aree di sperimentazione integrativa alla scuola e università.